PNG vs WebP: lo scontro tra generazioni
Per quasi 20 anni, la regola d’oro del web design è stata semplice: il JPG per le foto, il PNG per le immagini che richiedono uno sfondo trasparente (canale alfa). Ma il formato WebP, spinto da Google dal 2010 e adottato in massa a partire dal 2020, ha rimescolato le carte.
Oggi dobbiamo bandire completamente il PNG dai nostri siti web? La risposta è sfumata — ma il verdetto pende molto chiaramente da una parte.
Il problema del PNG: un peso massimo strutturale
Il PNG (Portable Network Graphics) utilizza una compressione lossless (senza perdita). È perfetto per preservare la nitidezza assoluta di testi, tracciati vettoriali e campiture di colore, ma produce file estremamente pesanti.
Alcuni ordini di grandezza osservati in produzione:
- un banner illustrato 1920×600 con sfumature in PNG: da 800 KB a 1,4 MB;
- un logo complesso con ombre: da 180 a 350 KB;
- uno screenshot di interfaccia in 1440p: da 2,5 a 4 MB.
Su una rete mobile 4G (mediana ~12 Mbps), questi pesi rappresentano da 0,5 a 2,5 secondi di caricamento per immagine. Moltiplica per 15 immagini su una pagina prodotto e il tuo LCP esplode.
Il vantaggio schiacciante del WebP
Il WebP è il coltellino svizzero definitivo:
- gestisce la trasparenza (come il PNG);
- può usare una compressione lossy (con perdite invisibili a occhio nudo, come il JPG) o lossless (a scelta);
- supporta l’animazione (come alternativa ai pesanti GIF);
- a parità di qualità visiva, un file WebP è in media il 26 % più leggero di un PNG, e il divario può salire all’80 % su illustrazioni con sfumature complesse.
Confronto dettagliato: 1 immagine, 3 formati
Immagine sorgente: illustrazione vettoriale esportata in 1200×800 pixel, con trasparenza e sfumature.
| Formato | Peso | Compressione | Trasparenza | Compatibilità |
|---|---|---|---|---|
| PNG-24 | 612 KB | Senza perdita | Sì (alfa 8 bit) | 100 % |
| WebP lossless | 312 KB | Senza perdita | Sì (alfa 8 bit) | 96 % |
| WebP lossy 85 | 88 KB | Con perdita | Sì (alfa 8 bit) | 96 % |
| AVIF 80 | 54 KB | Con perdita | Sì (alfa 10 bit) | 92 % |
In questo esempio, passare da PNG a WebP lossy fa risparmiare 524 KB, ovvero l‘85 % — senza differenza visiva percepibile.
Compatibilità dei browser: la fine del dibattito
Oggi il WebP è supportato dal 96 % dei browser nel mondo (fonte: caniuse.com, maggio 2026). La scusa dell’incompatibilità non è più valida:
- Chrome ≥ 32 (2014)
- Firefox ≥ 65 (2019)
- Safari ≥ 14 (macOS Big Sur, iOS 14 — settembre 2020)
- Edge ≥ 18 (2018)
L’unico caso realmente bloccante resta Internet Explorer, la cui quota di mercato mondiale è scesa sotto lo 0,3 % e che Microsoft ha ufficialmente ritirato dal giugno 2022.
Il verdetto: quando usare cosa?
- Mantieni il PNG solo per:
- elementi grafici molto piccoli (icone semplici in pixel art, favicon), dove il peso è già nell’ordine di pochi kilobyte;
- i file sorgente consegnati a una tipografia (che spesso richiede PNG, TIFF o PSD);
-
le esportazioni da software di design (Figma, Sketch) prima della pubblicazione sul web.
-
Passa al WebP per tutto il resto:
- loghi complessi con ombre o scontorni;
- illustrazioni di blog;
- banner di marketing;
- foto prodotto (come alternativa al JPG, il WebP è ~30 % più leggero a parità di qualità);
- screenshot di interfacce.
E l’AVIF, allora?
Se punti alla massima ottimizzazione, l’AVIF (~50 % più leggero
del WebP in modalità lossy) è il futuro. Ma la sua compatibilità si
ferma ancora al 92 % e la sua codifica è nettamente più lenta. La
migliore pratica nel 2026: servire l’AVIF con un fallback WebP tramite
il tag <picture>:
<picture>
<source srcset="image.avif" type="image/avif">
<source srcset="image.webp" type="image/webp">
<img src="image.jpg" alt="…" loading="lazy">
</picture>
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Scritto da Nikola Markovic · pubblicato il 17 maggio 2026.